FATO E FURIA – Dentro la trama di un’unione

Diciamo subito ciò che c’è da dire. Al suo esordio questo libro era già Fato e Furia. (Più fato che furia in realtà).

Barack Obama, che negli USA lo ha potuto leggere nel 2015, lo aveva definito il miglior romanzo di quell’anno. Per cui l’attesa per le edizioni tradotte era effettivamente molta. (Dopo aver riflettuto a lungo su questo libro mi sono poi chiesta se il suo endorsement non fosse profondamente legato all’immagine pubblica che gli Obama hanno dato del proprio matrimonio… ma sto elucubrando non poco).

La trama

Lotto e Matilde si vedono, si innamorano e si sposano, giovanissimi e bellissimi all’ultimo anno di college. Si sposano contro ogni apparente buon senso e sfidando le ire di una pesantissima figura materna  (di lui ovviamente) che incomberà sulle loro vite per sempre. Lui è il FATO, talentuoso del teatro, geniale, intelligente, affascinante, il suo destino è già scritto. Lei è la FURIA, algida, scostante, solitaria ma profondamente inquieta ed imprevedibilmente complessa.

Vivisezione di un matrimonio

Il libro è la storia della loro unione che attraversa il tempo, sovversivamente solida, durevole, vera, nonostante i tanti nonostante. Ma si badi bene (e qui sta uno dei punti di forza di una narrazione che all’inizio può sembrare già vista, banale addirittura, ma è davvero solo un espediente): non sono i tradimenti e la monotonia della routine a minacciare la stabilità coniugale, nè la già nominata edipica madre, ma piuttosto le inquietudini e le buie ombre degli animi di entrambi, con le loro pieghe nascoste, i segreti, i silenzi. Lauren Groff costruisce una vera e propria tela narrativa che, nella struttura e nello stile, mostra infinite chiavi di lettura. A partire dall’andare e tornare della linea temporale, mai scontata, passando per la la voce ironica e onnisciente dell’io-narrante (un uso quasi stucchevole, ma impeccabile, delle incursioni, messe tra parentesi, del narratore), per finire alla specularità perfetta della scelta dei punti di vista, quello di lui nella prima parte (nitido, regolare, apollineo) quello di lei nella seconda (oscuro, enigmatico, dionisiaco). Le due versioni della vita sono poi cucite insieme, in una sorta di rilegatura temporale centrale, che narra la vita dei due amanti, ma attraverso il catalogo delle opere teatrali scritte da Lotto. Un esercizio formale che mentre ci dà la cifra della bravura dell’autrice, dà sostanza all’ evoluzione biografica della vicenda.

Lauren Groff è bravissima. La narrazione è densa quasi da far paura. Su tutto sorprendono un uso spericolato del periodi lunghi, lunghissimi (quasi flussi di coscienza) e un uso magistrale degli aggettivi, che da soli evocano, descrivono vanno a fondo nell’animo dei personaggi.

La mitologia e la teogonia greche (costantemente presenti fin dal titolo, ma molto di più metaforicamente e direttamente nello sviluppo dell’opera) sono il tappeto musicale su cui si apre e si chiude il dramma. 

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In una parola: FOLGORANTE

 

TITOLO: Fato e Furia

AUTORE: Lauren Groff

EDITORE: Bompiani

ANNO: 2016

 

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